Il contesto e la tempesta

Stamattina sono uscito a correre sotto la pioggia, con un vento oltre i trenta kilometri orari.

Questo ha trasformato completamente l’isola.

Il bello di poter andare a piedi ovunque ora diventa il dover andare a piedi ovunque, sotto la pioggia.

Però sono quasi contento, perché l’arrivo era stato troppo perfetto.

Il viaggio in mare col sole, aspettando che la nave superasse l’ultimo angolo selvaggio dell’isola per vedere brillare la città di Ermoupolis con le sue case bianche e la grande cattedrale in cima.

Poi un weekend praticamente estivo in cui si poteva fare il bagno sia in città che nelle varie spiagge.

Tutto troppo perfetto: nella mia mente contorta per valutare davvero se questo sia un posto che possiamo chiamare casa voglio uno stress test come si deve.

Quindi eccoci qui, con l’acqua che scorre per le viuzze di pietra bianca tanto belle quanto perfette per creare dei piccoli fiumi ogni volta che piove.

Però il contesto, come speravo, mi sta facendo molto bene.

Mi sono sconnesso più del solito da social e input vari e per magia ho ripreso serenità nel mettermi a lavorare su diversi progetti, alcuni appena nati.

Soprattutto ho ricominciato ad avere una divertita creatività, ho iniziato un’idea di video che avevo da anni solo perché ero seduto in un coworking a guardarmi intorno.

Ma la tempesta attorno la sento lo stesso, quella dell’AI che cambia il lavoro, il modo di pensare, che fa crescere l’ansia.

Da quando sono qui avrò avuto cinque conversazioni con persone che non sanno davvero quale sarà il loro futuro lavorativo da qui a un anno. Un anno, non cinque come ai colloqui.

Io da masochista continuo a vedere bene l’assenza di cascate di offerte di lavoro su React come qualche anno fa, mi toglie ogni ancora che mi invoglierebbe a tornare sui miei passi (le metafore nautiche oggi abbondano).

Vedo molto entusiasmo imprenditoriale sulla rivoluzione tecnologica portata dall’AI, come se ci fosse una finestra di opportunità da cogliere.

Io non so ancora se sto tra gli ansiosi o gli entusiasti, ora come ora preferisco solo sperimentare, anche perché mi sembra di poter scoprire meglio cosa sta succedendo.

Per esempio martedì sono stato tutto il giorno con un paio di agenti a cercare di capire come funzionasse un progetto di un’altra persona.

Ermoupolis
Il contesto

Molto codice non necessario, agenti che non rispettavano più alcuna istruzione e soprattutto l’applicazione non stava funzionando.

Io volevo solo capire, entrarci dentro, e chi meglio di un agente poteva aiutarmi a capire i danni fatti da altri agenti?

Dopo più di due ore immersi nell’analisi mi rendo conto che il mio buon Claudio aveva preso una tangente enorme, cavalcando una diagnosi che ormai dava per certa.

Io stavo quasi passivamente abbracciando la sua visione, quando ho pensato: questa cosa non ha nessun senso.

Non solo era sbagliata, la sua soluzione avrebbe creato sicuramente altri problemi.

Dopo averglielo spiegato, e averlo insultato che non si sa mai, abbiamo continuato l’analisi.

Dopo un’ora di nuovo, su un altro tema: Claudio ma che cazzo stai dicendo.

Allora decido di capire perché stava prendendo ogni volta la tangente su questioni quasi banali, e lui confessa che quei ragionamenti nascevano da quello che vedeva.

Nel suo contesto c’era un sacco di monnezza creata da altri agenti, e lui ci era andato dietro pari pari.

Alla fine l’ho usato quasi come motore di ricerca e creatore di riassunti dell’applicativo, ma nel mentre mi segnavo le cose su un foglio per capire dove stesse il problema.

Non so perché ma mi sono sentito di nuovo speciale, cosa che succede ogni volta che tocco un limite di un modello di frontiera.

Per la prima volta però ho sospettato che ci possa essere un limite fisico al modo in cui funzionano gli LLM, che basano molto del loro comportamento su quello che gli viene dato in pasto durante il training e poi in fase di utilizzo.

Se dai da mangiare spazzatura a qualcuno, non puoi aspettarti riesca a pensare lucidamente.

Che poi alla fine non è quello che è successo a me prima di venire qui?

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