La FOMO e la Grecia.

Sono le sei del mattino.

Mi trovo ad Atene, per l’esattezza su un traghetto per Syros, l’isola Greca dove vivrò per i prossimi due mesi.

Strano esser tornato a viaggiare con lo zaino, senza l’armadio del camper.

La cosa divertente è che mentre partivo da Torino, tutto il mondo di startup/investimenti/imprenditoria era proprio a Torino per l’evento Wave, a farsi foto con dietro una Mole Antonelliana fatta con l’AI.

Tutti vengono a Torino e io me ne vado.

Poi saranno tutti con Vignali al Marketers World, tutti i dev al Codemotion, tutti che buildano la sera a Milano dopo l’aperitivo.

Sembra che tutti stiano facendo qualcosa di incredibile sempre, vedano almeno una volta a settimana Marcello Ascani, tutti hanno appena svoltato col loro progetto. Tutti.proprio.ora.

Sta roba un po’ di FOMO me la mette, è inutile nasconderlo.

È ovvio che io preferisca starmene su un’isola Greca con l’azzurro del mare invece del grigio della pianura padana.

Così come è ovvio che serve un sistema sostenibile che mi permetta non solo di poterlo continuare a fare ma che mi lasci quell’indipendenza di cui ormai non posso fare a meno.

La cosa interessante è quello che mi succede intorno mentre cerco di capire cosa voglio fare da grande.

Da una parte il mio tentativo di partorire un progetto che mi rappresenti risulta complicato.

Ho fatto le mie slide, tirato giù finalmente dei numeri e ho capito quanto complicata sia la strada che sto prendendo.

Ci si guadagna poco ed è molto complicato da fare, ho ricevuto feedback come “è più da freelance” o “è al limite del fare beneficenza”. Bene.

È chiaro che sia bravissimo a complicarmi la vita.

traghetto
Devo finire prima che perda la rete

Dall’altra però sento la depressione del mercato developers, soprattutto tra i freelance.

Ogni giorno sento difficoltà anche solo a fare un colloquio, è finita l’era dell’abbondanza, siamo oltre la carestia.

Quindi no, non ho più la certezza di girarmi e tornare alla casa sicura.

E questo in realtà mi piace molto.

La sicurezza di non avere il piano B ad aspettarmi non mi fa fermare davanti alle prime difficoltà.

Anzi, mi sembra di avere fatto passi da gigante.

Per esempio ho trovato mille competitor e, invece di deprimermi, mi sono studiato prezzi e mercato. Una cazzata, per me enorme.

Poi ho tirato i numeri veri con dei prezzi verosimili, e per quanto bassi sono la cosa più reale che potrebbe esserci.

C’è un ultimo passo che mi trovo ora a fare: non valutare quel progetto come se stessi valutando me, e la cosa non è semplice.

Se la cosa non funziona, non funziona.

Se è molto difficile da portare avanti, valutiamo le alternative.

Facile a scriverlo, difficile ad accettarlo quando me lo sento dire in faccia dalla realtà delle cose.

Quello che mi serve ora è mettere insieme quello che ho in testa con quello che è la realtà dei fatti, e farci uscire qualcosa di sensato.

Spiace per gli eventi, ma riesco a farlo molto meglio dove sto andando.

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