Se non lo mostri, non esiste
L’altro giorno passeggiavamo con la famiglia per il centro di Ermoupolis, e mia moglie si ferma per salutare una delle mamme conosciute alla festa di Halloween, organizzata dalle tante famiglie straniere che si sono trasferite qui negli ultimi anni.
Mentre loro chiacchierano, faccio quello che mi tocca sempre fare, ovvero socializzare con il marito.
Di solito va così: se è introverso come me viene fuori una chiacchierata imbarazzata in cui palesemente entrambi non vediamo l’ora di poter essere altrove, se invece l’altro è estroverso ne viene fuori un dialogo decente, almeno a fare da spalla posso cavarmela.
In questo caso lui è un estroverso ragazzo greco che però vive a New York, che tra le mille cose è stato anche a Torino per l’Italian Tech Week: non ha alcuna difficoltà a tenere su un dialogo brillante, al contrario mio.
Mentre mi parla lo osservo e mi sembra essere una delle tre persone che ho visto dentro il coworking in cui vado, ma con cui per un motivo o l’altro non ci si è scambiati mai neanche un saluto.
Provo a chiederglielo, me lo conferma, e azzardo una domanda su che lavoro faccia: ha una startup, ma glissa velocemente e mi chiede cosa faccia io.
Farfuglio qualcosa sul software engineering, sul mio own business e butto lì di avere un canale YouTube, mettendo subito la battuta “don’t forget to subscribe”.
Mi porto a casa la piacevole chiacchierata, senza altre grosse figure di m soprattutto dovute al mio inglese, ben lontano da quello di un newyorkese, e finisce lì.
La sera però mi contatta: dice che pensava scherzassi, che ha visto che ho davvero un canale YouTube e che, siccome mi occupo di AI e coding, vorrebbe parlarmi della sua startup, stanno sviluppando cose interessanti nel settore.
Al che penso: ma perché cavolo mi vergogno ancora così di dire che faccio sta roba?
Penso però anche un’altra cosa: se gli avessi detto di essere un developer, dandogli il mio sito portfolio, magari fatto con l’AI, avrebbe avuto lo stesso effetto?
La cosa che aveva funzionato era avere da mostrare qualcosa con la mia faccia sopra, costruita negli anni, e avergliela mostrata in qualche modo, seppur vergognandomi mettendola in mezzo a una battuta.
E se questi fossero due elementi importanti per farsi riconoscere nel caos totale dell’era AI?
Stesso ragionamento che ho fatto ieri, quando ho deciso di rifare il sito del Ritiro Nomade.
Quando l’ho creato, per il primo evento, era pieno di immagini create con ChatGPT, tutte con quel famoso effetto cartoon delle prime immagini decenti che iniziò a creare, la fase Miyazaki per intenderci.
Dopo i primi eventi ho giusto aggiunto delle pagine per archiviare le info dell’evento precedente ma nient’altro, lasciandolo un brutto sito poco attraente.
Stavolta però, visto che ormai il ritiro di gennaio è confermato, volevo provare a cercare sponsor che volessero collaborare per renderlo un’esperienza ancora migliore, banalmente portando soldi o regali.
Il sito, per puro divertimento, l’ho già rifatto in molti video, per testare le capacità 3d dei diversi modelli AI.
Ma a parte metterci qualche mappa o un mappamondo con l’omino che ci cammina, nulla mi sembrava degno di non essere chiamato AI slop.
Poi però mi è venuto in mente che ora ho un sacco di materiale dei vecchi ritiri tra foto e video: potevo mostrare il ritiro invece di doverlo spiegare con qualche testo o animazione strana.
Così ho chiesto al buon Claudio di prendere come riferimento un paio di siti di eventi simili, di andarsi a prendere le cartelle su Google Foto dove ho foto e video dei ritiri passati e di pensarci lui tra collage di video, caroselli eccetera.
È venuto fuori un sito non perfetto, non totalmente estraneo all’effetto AI, ma sicuramente riconoscibile perché dentro ora ci sono persone vere che sono venute a fare cose vere in posti veri: nessun altro sito al mondo può essere fatto così.
Ed ecco che torna uno degli elementi di prima: materiale costruito negli anni, con degli esseri umani riconoscibili.
E ora posso lavorare al secondo elemento: far sapere alle persone che esiste questa cosa, in questo caso creando il materiale da spammare a dei possibili sponsor (che poi, perché spammare? Mi vergogno anche lì?).
Se questa chiave di lettura funziona, ha molto senso metterci la faccia, parlare con le persone, far sapere cosa faccio.
Eppure ho detto del canale YouTube in mezzo a una battuta e sul sito del Ritiro Nomade c’erano fino a ieri degli omini cartooneschi che ormai sono il simbolo della decadenza di questi giorni.
Qualcuno direbbe che è perché non so vendere. Qualcun altro che sono insicuro di quello che faccio.
Probabilmente c’hanno ragione.
