Esperimenti da povero

Syros

Questa settimana la mia voglia di sperimentare si è presa lentamente tutto il mio spazio mentale, troppo spazio mentale.

Ieri avevo in parallelo: sviluppo tool personale per gestione progetti tramite mcp, creazione modelli 3D per un videogioco, review di una nuova feature per un SaaS, ricerca per un nuovo progetto e qualche chat con gli amici.

Al netto dei miei limiti da stupido umano che non sta dietro ai suoi agent, un esperimento interessante l’ho fatto sabato, quando ho deciso di chiudermi in coworking tutto il giorno per un video.

L’idea era nel cassetto da anni, quella di ideare, creare, mettere online e provare a vendere qualcosa nel giro di una giornata.

È stato molto interessante perché sono emersi i miei grandi difetti (tempo perso dietro la creazione, difficoltà massima a cercare di venderlo) e mi sono trovato moltissimo fuori dalla comfort zone (grande idea, quella dei volantini..).

In tutto questo, alle 9 del mattino nel coworking ero completamente solo, come è giusto che sia di sabato.

Ero dentro una di quelle cabine insonorizzate, ma con la porta aperta vista la desolazione.

A un certo punto sono entrate alcune persone, che ho velocemente inquadrato, dai loro discorsi, come il proprietario del coworking e una coppia americana con una bambina piccola.

Hanno subito iniziato a parlare di soldi.

Io, curioso all’ennesima potenza di sentire, me ne stavo lì freezato, cercando di non fare rumori per evitare mi sgamassero.

Penso di aver trattenuto un colpo di tosse per dieci minuti.

volantino
Io stavo facendo questo

La tizia faceva mille domande sui costi del coworking, quanto ci avesse speso per ristrutturarlo, da quanto fosse aperto.

Mi pare di aver intuito qualcosa sugli ottomila euro al mese di leasing dell’edificio.

Dico pare perché in tutto questo la bambina giocava e canticchiava, pericolosamente vicina alla mia cabina, tra l’altro.

A un certo punto la signora chiede se fosse possibile prendere tutto il coworking per lei e la sua attività quando era in visita sull’isola, perché le piaceva molto.

Ora, io avevo scritto più volte alla email del coworking per fare amicizia nella speranza di ottenere un qualche sconto.

E alla fine ci ero pure riuscito, ottenendo uno sconto del 50% da residente di cui andavo fierissimo: sono diventato bravo a contrattare!

Ma mentre io godevo di dover pagare solo duecento euro al mese, questa voleva prendersi tutto il coworking.

Mi sono sentito piccolissimo, tipo come in quelle scene nei film in cui il ragazzo povero si trova alla festa di ragazzi ricchissimi che a un certo punto lo bullizzano perché scoprono la verità, mentre la ragazza che ce l’ha portato cerca di sminuire.

“Lasciali stare Giuppi, sono solo degli stupidi.”

Mi riprendo in fretta dallo shock sociale perché stanno continuando a parlare, devo sentire.

Anche perché quel coworking è aperto da poco più di un mese, quindi figurati se il proprietario è disposto a darlo via a una tizia ricca che pensa di potersi comprare il mondo.

Voglio dire: prendi un edificio in leasing per dieci anni, lo ristrutturi completamente e ci crei un coworking fighissimo tutto fatto in legno internamente. Col cavolo che lo do alla prima che viene.

Il tizio tranquillamente le risponde “Yes, of course. We can talk about it.”

Le spiega che lui vuole fare business e farlo velocemente, quindi la può aiutare con tutta la parte burocratica greca, lui fa tante di operazioni di questo tipo.

Proprio in quei giorni stava inaugurando un altro ristorante (altro perché ne avrà già diversi di ristoranti, evidentemente) e quindi si muove in fretta nel creare attività da cedere.

Praticamente nella mia testa aprire un coworking, o qualunque altra attività, è tipo arredarsi la cameretta.

Lo fai perché è tua, perché vuoi che sia bella, che ti rappresenti.

Un coworking poi lo aprirei volentieri: sceglierei l’arredamento con cura per dargli uno stile molto naturale, ci metterei l’esperienza di anni per creare posti isolati in cui lavorare in silenzio ma anche sale per fare networking etc etc..

E banalmente davo per scontato che fosse così per tutti, che tutte le attività che vedo in giro per le città sono le camerette di qualche imprenditore.

Invece per alcuni (o per tanti, non saprei) sono solo operazioni finanziarie.

Mi ha fatto venire in mente l’apertura dei centri commerciali, che per chi vuole aprirsi il negozietto sono l’occasione di una vita mentre nella maggior parte dei casi sono solo operazioni immobiliari.

Sarà un caso, ma i negozietti falliscono di continuo, mentre di centri commerciali ne aprono comunque di nuovi.

Da lì in poi ho smesso di ascoltare, parlavano di come qui sull’isola non si trovi uno smash burger fatto come si deve.

Questi sono in Grecia, dove c’è una qualità del cibo incredibile, e cercano gli smash burger. Vabbè.

Che ci siano tanti livelli sociali a me sconosciuti l’ho sempre pensato, questo però per la prima volta l’ho sentito vicino al mondo che sto provando a capire.

Io da dipendente ho fatto un enorme sforzo per imparare cosa volesse dire fare il freelance.

Ora che lavoro alla creazione di progetti miei, mi accorgo di quanto abbia ancora la visione da artigiano che si fa pagare a giornate.

Non che questo voglia dire che io debba per forza mettermi a fare flipping immobiliare, ma mi rendo conto si tratti di un universo completamente nuovo per me.

In tutto questo, la mia realtà è che valuterò se fare nel coworking un altro mese oppure no.

Duecento euro sono comunque duecento euro.

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