OK il prezzo è giusto
Ho sempre saputo di essere scarso a vendere.
Non tanto a convincere le persone a comprare, con le parole me la cavo. A dire il prezzo.
Nel momento in cui devo rispondere al “quanto costa?” mi sento un truffatore, uno sporco capitalista attaccato ai soldi (cit. di un mio amico ieri).
Lo ero da freelance, e ora peggio con progetti miei.
Me ne sono accorto settimana scorsa con mio figlio, quando abbiamo partecipato a un mercatino delle pulci per bambini.
Ognuno portava le sue cose usate o creazioni, noi avevamo deciso insieme di stampare cose con la stampante 3D (anche per dare un senso all’acquisto).
Non ha mai fatto nulla del genere in vita sua, piazziamo tutte le nostre creazioni, lui si siede dietro il bancone e aspetta.
Forse proprio perché non sa come si fa, inizia a parlare con le persone non appena si avvicinano al banchetto.
“Questi sono i nostri prodotti, li abbiamo fatti noi con la stampante 3D. Quale vuoi comprare?”
Istintivamente gli direi di aspettare, di fermarsi e non aggredire così subito chi arriva: mi sento io in imbarazzo a vederlo fare a lui.
Non so per quale miracolo non lo faccio, mi tengo per me la critica: perché devo fermarlo se lui non è in imbarazzo come lo sono io?
Anche perché sta vendendo, la gente un po’ è intenerita dalla sua età, un po’ una volta incastrata in quel dialogo iniziato da lui e finito con “quindi quale compri?” non sa uscirne se non comprando qualcosa.
E allora perché questa cosa a me imbarazza tremendamente?
Negli anni ho provato a darmi delle risposte.
Da freelance era pura sindrome dell’impostore sul mio essere un programmatore: quanto valgo realmente?
Il primissimo prezzo a giornata su una grossa collaborazione mi fu dato, € 210, quindi era anche il prezzo di partenza con gli altri clienti: guadagnavo abbastanza e non me la sentivo di chiedere neanche cinque euro in più.
Poi invecchiando un giorno in una call ho fatto il salto: “la mia tariffa è 250 euro a giornata”.
Affare chiuso, da oggi la mia tariffa è ufficialmente questa, non si torna indietro.
Poi però ho iniziato a incattivirmi con chi si prendeva il mio tempo, e questo mi ha aiutato a dire: se proprio vogliono il mio tempo, che paghino di più.
E allora un timido 300 sparato in una call, quel senso di essere un truffatore che torna, l’esitazione del cliente rispetto a un prezzo più alto della media.
E il rifiuto, è troppo alto.
Pensavo che al primo NO sarei tornato indietro, invece era troppo tardi: averlo esternato aveva ufficializzato anche dentro di me quel nuovo valore del mio tempo, da oggi siamo dev da 300 euro a giornata.
Se con il freelancing ho imparato il giusto distacco, sui miei prodotti siamo ancora in alto mare.
La prima volta che ho presentato i miei corsi, un abbonamento da 25 euro al mese, mi sentivo davvero il peggior venditore di fumo del mondo: ma chi cazzo sono io per chiedere sti soldi?
Avevo provato in tutti i modi a giustificarlo, durante la live di presentazione, facendo una lista infinita di cose che davo in cambio, fidati che non è uno scam.
Poi i primi acquirenti, i rinnovi, le prime chiacchiere con studenti contenti dei miei corsi: iniziai a capire che il prezzo era pure bassissimo.
Allora forse il mio problema è dare il giusto prezzo alle cose, continuo a chiedere di meno per paura di non offrire abbastanza.
Sta succedendo in questi giorni, su un documento Word in cui sto creando un nuovo progetto: l’idea è figa, c’è dentro tutta la mia esperienza e pagherei io per primo una cosa del genere.
Ma poi arriva il momento di pensare a un prezzo e a ogni revisione, a ogni chiacchiera con l’AI, quel prezzo scende.
Perché da freelance ormai potevo chiedere un prezzo più alto mentre su un mio prodotto no?
Da una parte in quelle call i ruoli erano chiari: tempo in cambio di denaro. Qui invece non sai manco se l’altra persona è disposta a pagare per quello che offri.
Poi quel retaggio cristiano di dare qualcosa senza chiedere nulla in cambio, che mi è rimasto anche tolta la religione di mezzo.
E per quanto sia qualcosa in cui credo ancora tantissimo, devo però farci i conti quando scelgo come guadagnarmi da vivere: meglio chiedere soldi a progetti di altri o a progetti miei?
Da freelance chi mi pagava?
Direttamente un’agenzia. Che riceveva soldi da una grande azienda di consulenza. Che riceveva soldi da una grandissima banca. Che scamma i vecchietti con i costi nascosti sul conto.
Boom, va a finire che preferisco prendere indirettamente soldi da una truffa conclamata che direttamente da persone che ottengono qualcosa in cambio da quello che faccio.
Razionalmente mi funziona tutto, e il non avere alternative sicuramente spinge a osare di più.
Torno al mio doc dove sto creando il nuovo progetto.
Ci credo, leggo e rileggo tutta la struttura e mi sembra che possa essere chiaro il valore che ci sta dietro.
Poi arrivo alla fine, alla sezione dei prezzi, e ci penso: non sarà troppo?
Fortuna che al mercatino i prezzi li aveva messi mio figlio.
