Quinto mese senza clienti (fin qui tutto ok)

Sono ufficialmente entrato nel quinto mese da ex freelance developer, ossia senza più clienti a cui fare fatture ciccione.

Penso che ci siano due cose importanti da dire: no, non ho ancora trovato un modo per rimpiazzare quelle entrate e no, non sento ancora l’ansia nel vedere i risparmi scendere verso lo zero.

Anzi, sento sempre di più salire la convinzione che da questa situazione non tornerò indietro, da quanto la sto vivendo bene: non riesco a immaginarmi in uno standup o a dedicarmi a progetti di altre persone.

Ecco allora che quando qualcuno mi chiede “che lavoro fai?” ora inizio a rispondere timidamente Youtuber, facendo felice mio figlio, anche perché l’ultima fattura a Google da novantasette euro è effettivamente considerabile lavoro.

Ma la verità è che vorrei che da quello che faccio nascesse qualcosa, e l’unica parola che ho per uno che ci prova è imprenditore.

Da quando mi gira in testa questa parola, inizio a osservare tutte le situazioni in cui mi trovo cercando di capire perché funzionano e come fanno a fare soldi, soprattutto se si tratta di attività fuori dall’ordinario.

Esempio: settimana scorsa sono arrivato a Serra San Quirico nelle Marche, un paese dove si svolge ogni fine agosto un festival di arrampicata, da quindici anni.

“Il borgo medievale si trasforma in una gigantesca palestra a cielo aperto”, ovvero ci si può arrampicare dentro il centro storico tra case e finestre, in una situazione surreale.

Appena entrato nel centro storico il primo giorno, sul muro fatto di pietre che costeggia un viale vedo il primo rettangolo disegnato sul muro con dello scotch colorato di verde, con sopra una scritta in bianco “start”.

Poco più su un altro rettangolo, sempre verde, con la scritta “top”.

Allargo lo sguardo e di questi nastri inizio a vederne ovunque, di colori diversi, in quello che di fatto è un classico borgo da centro Italia.

Per non parlare nei giorni successivi, quando le strade erano letteralmente piene di persone pronte a scavalcare su un davanzale o appendersi ad una trave di legno.

La cosa più bella era vedere cinque o sei persone fissare le singole pietre sporgenti, in un modo che nessuno farebbe mai per tutto il resto dell’anno.

E allora ho iniziato a pensare: ma come avranno fatto a convincere il comune e gli abitanti a fargli fare questa cosa?

Anche perché si andava da chi gentilmente aveva messo a disposizione il proprio terreno per tende o camper, al tizio che uscendo di casa con l’auto ha travolto i tappeti di alcuni ragazzi mandandoli a fare in culo.

Per non parlare di tutti i volontari, le assicurazioni, i fornitori, un bel casino gestire migliaia di persone.

Affascinato dalla cosa mi sono chiesto cosa fosse a rendere questo evento unico nel suo genere, in grado di attirare persone da tutta Europa.

L’idea da sola è letteralmente mettere nastri colorati sulle case di un paese, originale di certo ma non inventa niente.

La competenza c’è e l’area è famosa per le falesie in cui scalare a prescindere dal festival, ma è pieno ovunque di posti in cui scalare e bravi scalatori.

Mettere tutto questo insieme, per quindici anni di fila, è sicuramente notevole ma lo fa da ben più tempo una qualsiasi sagra della porchetta.

Ma anche volendo mettere tutti questi elementi insieme, perché non lo rifanno ovunque ci sia una bella zona di scalata, e magari più soldi e sponsor?

Frasassi Climbing Festival
Frasassi Climbing Festival

Ho iniziato a riflettere sul fatto che le persone fossero felici di essere lì a mettere i piedi sul davanzale della signora Peppina.

E probabilmente lo erano dopo la prima edizione, poi alla seconda sono tornati, magari con altri amici, poi un mezzo post su Instagram e sono arrivati altri.

Sotto sotto c’era lo stesso gruppo di organizzatori (presumo) ogni anno a chiudere un’edizione e iniziare a pensare a quella dopo.

E io?

Di cose ne sto facendo: Youtube, il ritiro nomade, i Saas, l’associazione Informatici di quartiere, la newsletter.

Ci sono sempre io davanti, che faccio l’evento, che faccio un corso e molte delle idee riportano sempre a me, e questo crea una prima differenza: nessuno sarebbe venuto a scalare all’evento “Gianfranco Climbing Festival”.

Son partito in questa avventura credendo che la soluzione finale sarebbe stato un software, fine scontata per un software engineer che vuole fare l’imprenditore.

Ma ora che l’AI te li crea sbadigliando, mi sono allontanato da quel tipo di modello e mi concentro su quello che vedo nella bolla in cui mi trovo: dove sta il valore?

Forse il mio problema non è trovare l’idea perfetta, ma continuare abbastanza a lungo da trovare l’incastro tra quello che faccio e le persone che ne hanno bisogno.

Quel “abbastanza a lungo” al momento per me dipende da un foglio Excel che mi dice che nel 2027 a una certa bisognerà aver trovato un modo di invertire la rotta finanziaria.

E può essere che la tranquillità con cui lo scrivo sia legata ai mesi di risparmi ancora davanti.

Non c’è un piano concreto per quando Excel dirà basta, c’è solo l’intenzione di seminare abbastanza per non dover tornare a fare call per altri.

Intanto sono ancora qui a osservare le pietre sui muri, cercando dove metterci del nastro, e nel mentre provo a fare cose, anche a caso.

Posso sempre dire che il comune non mi ha dato i permessi.

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